Il nostro contributo per il Sinodo dedicato ai giovani

26 Settembre 2017

Marina, brasiliana e Leandro, dell’Argentina hanno partecipato, in rappresentanza dei Giovani per un Mondo Unito, ad un incontro di preparazione per la XV Assemblea Generale (Sinodo dei Vescovi) che si svolgerà a Roma nel 2018 e avrà come tema i giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

Scopo di questo incontro è stato incominciare a fare il punto sulla condizione giovanile, attraverso i contributi portati da esperti dei cinque continenti e da alcuni giovani, portavoci delle varie aree del mondo. L’aspetto dell’apertura è stato la base dell’incontro, che si è poi sviluppato intorno alle tematiche dell’identità, progettualità, alterità, tecnologia e la trascendenza.

Lo spunto per questa prima parte dei lavori è arrivato dalle parole di Papa Francesco, che ha ricordato alla Chiesa come suo compito primario sia quello di ascoltare tutti i giovani, perché ognuno di loro ha qualcosa da dire e nessuno deve sentirsi escluso da questo abbraccio. Ricorrente è stato l’invito ad una piena apertura verso tutti i giovani del mondo a 360°, che siano cristiani, di altre religioni, atei, agnostici e lontani dalla Chiesa.

In questo spazio di ascolto universale 5 giovani hanno condiviso le loro storie: una giovane assistente sociale di 23 anni, australiana, un DJ di 16 anni, uno studente ex-carcerato e un insegnante di teologia dall’Italia, oltre ad una studente rifugiata della Siria. Esperienze, le loro, che hanno mostrato come anche situazioni di sofferenza possono trasformarsi in possibilità di donazione, di un amore che genera la vita attorno a sé, aiutando a trovare una prima risposta ad una domanda chiave: “Chi sono i giovani?”. Sono generatori, coloro che possono aiutare e contribuire a costruire un mondo migliore.

Tra le sfide che i giovani affrontano nel loro sviluppo umano nella società c’è sicuramente quello con il rapporto con la progettualità, e niente più lo rappresenta come il tema del lavoro, perché spesso un giovane si trova stretto, come in una morsa, tra il suo sviluppo personale, quello dell’economia e quello tecnologico, che fa intravedere un futuro dove le macchine presto potrebbero sostituire l’uomo nel suo ruolo produttivo nella società.

Per aiutare a comprendere meglio come affrontare queste sfide, attraverso l’aiuto di Leonardo Becchetti si è messo l’accento sull’aspetto dei talenti, sottolineando l’importanza di aiutare i giovani a svilupparli come un contributo al bene comune nella società e per la sua completa realizzazione come essere umano. L’uomo, infatti, non è fatto di dimensioni diverse, ma che sono la vita personale, quella spirituale e quella professionale che contribuiscono in modo complementare a formare la persona e ad attivare quella passione necessaria per “cambiare il mondo”.

Attraverso queste premesse è stato possibile affrontare così il tema migratorio da un’altra prospettiva, guardandolo dall’interno dello sviluppo che permette lo spostamento dei giovani nel mondo, pur tenendo conto della forte situazione vissuta dai rifugiati. Una cena è stata l’occasione di aprire un rapporto con i rifugiati che abitano a Roma che ha portato i partecipanti dell’incontro ad entrare più in profondità nella loro realtà, problematiche e sofferenze. Una serata che è stata definita di fraternità, una testimonianza di giovani che camminano oltre i loro confini individualisti, dove in dialogo tra loro c’erano la grande diversità culturale che in quei giorni componeva quel pezzetto di Chiesa e i rifugiati, provenienti da varie parti del mondo con la maggioranza musulmana.

Considerare l’aspetto dell’alterità vuol dire entrare in profondità nella realtà dei giovani, entrare nelle loro domande, un modo che i giovani hanno non solo di addentrarsi profondamente nella propria umanità, ma anche per trovare la propria vera identità. Perché, come ricorda Papa Francesco, “ogni vocazione vera inizia da un incontro con Gesù e lì c’è la pienezza della gioia”.  Ed è allora questo dialogo continuo con Gesù (o con la vita) che ci porta ad incontrare le risposte alle domande.

Quella forse più attuale è “come si inseriscono i giovani e il loro progetto di vita nella società”? Tante le sfumature toccate: il rapporto con la famiglia e la sua struttura non più definita, i progetti sociali. E poi la politica, dove i giovani si inseriscono e si coinvolgono spesso solo in maniera informale perché non trovano spazio per sviluppare una versa partecipazione diretta, nonostante un grande desiderio di trasformazione della cosa pubblica.

I giovani vogliono essere considerati come valori che possono dare valore. È emerso il bisogno di ascoltare e di dare ai giovani la possibilità di essere attivi in maniera concreta. Come può la Chiesa, allora, favorire i giovani perché possano concretizzare i loro progetti di vita nella società? Come può aiutare i giovani a tornare a credere e a sentire che ciò che dicono ha rilevanza è può davvero diventare concreto?

Domande a cui il cammino verso il Sinodo potrà sicuramente contribuire a dare delle risposte, e che rendono urgente per la Chiesa imparare ad ascoltare, camminare accanto, per dare voce ai giovani e aiutarli a capire sé stessi, rendendoli così capaci di progettare la propria vita in funzione del bene comune.

 Daniela Baudino

 

 

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *