Dal Cile…

21 Aprile 2010
Era il 27 febbraio, alle 3.40, quando la terra si è mossa in modo fortissimo e lunghissimo, tanto che non si riusciva a stare in piedi: un terremoto di 8,8° della Scala Richter.
Per noi, che abbiamo meno di 25 anni, era la prima esperienza sismica considerevole che vivevamo ma, a dire il vero, anche per tutta la nazione è stato un incontrarsi di fronte alla devastazione di interi paesi colpiti anche dallo tsunami che ha coperto e fatto sparire diverse località. E poi il dramma dell’impossibilità della comunicazione, soprattutto con il sud del Cile, dove c’è stato l’epicentro. E’ stato il quinto terremoto più grande della storia dell’umanità, ha colpito 1500 sui quasi 5000 km del nostro Paese.
In tutti noi, GMU, è scattata una certezza: nonostante il terremoto Dio è Amore!
 
“Alcuni di noi quel weekend si trovavano in un paesino dove ci sono molte case costruite col fango. Quando per la prima volta abbiamo percorso il quartiere abbiamo preso coscienza di quanto stavamo vivendo: colpiva fortemente vedere tante case crollate, la gente camminare per le strade col volto straziato dal dolore, dalla paura, cercando di raccogliere tra le rovine quel poco che gli restava. In quegli istanti ricordavamo la frase di Chiara Lubich: “Abbiate coraggio, Dio vi ama immensamente”.
 
Spontanea è nata la domanda: cosa fare per andare incontro a chi, ancora vivo, patisce la fame, non ha più un tetto, è rimasto senza niente? Non soltanto noi ce lo chiedevamo, anche amici, parenti, compagni d’università, di scuola, di lavoro ci manifestavano lo stesso desiderio di aiutare concretamente.
Ci siamo chiamati a vicenda pensando subito a chi, tra noi, viveva nelle città più danneggiate dal sisma e dallo tsunami. Come un unico corpo ci siamo organizzati, innazitutto per trovare Gonzalo, un giovane di Constitucion la cui casa era vicino al mare. Per tre giorni non abbiamo saputo nulla di lui, se era vivo e se la sua famiglia si era salvata. Abbiamo iniziato una catena di preghiere finché abbiamo saputo che lui e i suoi erano salvi. Pur con le strade interrotte ed i ponti crollati volevamo andargli incontro: tre GMU sono partiti con un piccolo camion carico di merci donate dalla comunità di Santiago. Gonzalo ci scrive:
 
“Quando è finito tutto, ho pensato che questo accadeva solo nei film, credevo che fosse un sogno e volevo risvegliarmi da questo incubo. Ho visto la furia della natura portare via la mia casa dove avevo vissuto i miei 21 anni. Grazie a Dio i miei famigliari erano vivi, nonostante il dolore per gli amici che ancora non si trovano e per quelli che sono morti. E’ stato un duro colpo ma ho la certezza che senza l’appoggio di tutti i Giovani per Un Mondo Unito non sarei così tranquillo come mi sento ora. Infatti da quando tre di loro sono arrivati per stare con me, per la prima volta ho dimenticato quanto vissuto una settimana fa e… dopo alcuni giorni… ho potuto ridere ancora.”
 
Già dai primi giorni abbiamo sentito che dovevamo mettercela tutta per aiutare le persone nonostante tutti gli ostacoli. Durante la settimana, in 60, a gruppi, con i nostri amici, ci siamo trasferiti a Cunaco per aiutare a togliere le macerie dalle case crollate e aiutare le famiglie, abbattere i muri pericolanti ed ascoltare le persone. Il lavoro è stato tanto ed intenso ma sentire che potevamo dare del nostro a chi soffriva faceva sì che la stanchezza passasse in un secondo piano: “Stanchi da morire sì, ma felici”.
 
Ma quanto abbiamo vissuto non bastava! Bisognava ritornare approfittando della Settimana Santa. In questo periodo in cui nel Cile molti donano il loro tempo, le loro merci, danno un aiuto concreto per costruire case, noi GMU volevamo oltretutto dare il nostro tesoro: andare ad amare ognuno, portando a ciascuno l’unità tra noi. 
Siamo partiti in 57: tutti volevamo vivere quel week-end per andare incontro a chi più, oggi, soffre nella nostra società. Per tutti noi è stata un’esperienza che non ci ha lasciato indifferenti, sia per il clima di amore reciproco che si è generato nel gruppo durante quei giorni, sia per l’esperienza potente con le famiglie che siamo andati ad aiutare. Il sentimento comune, condiviso da tutti, era la gioia e la gratitudine infinita per la possibilità di Amare e far concreto l’Amore col nostro lavoro, mettendo le nostre energie e forze a disposizione dell’altro.
Visitare le famiglie è stata un’esperienza straordinaria! Colpiva come ti accoglievano sempre con un sorriso sul volto, con amore, anche se avevano la casa distrutta e con una miriade di problemi. Era palpabile il clima d’amore che si era creato, che lì si aveva. Erano legami molto forti non solo con la gente del posto ma anche tra di noi. Ed ora, anche se quei giorni sono passati, l’unità con cui li abbiamo vissuti rimane intatta, al di là delle distanze.
 
“Veramente abbiamo vissuto un’esperienza che ha messo in moto le nostre energie e confortato l’anima. La gente del paese mostra un entusiasmo ed una forza nell’andare avanti incredibile, la preoccupazione e la gratitudine per i giovani che vanno ad aiutare è la migliore ricompensa per ognuno. Regolare un po’ del nostro aiuto alla gente che più ne ha bisogno non costa molto di fronte ai sorrisi e all’insegnamento che abbiamo ricevuto in cambio. Quei piccoli gesti d’amore, quelle piccole attenzioni, come offrire una bibita, del pane (…) che la gente donava a coloro che aiutavano, rendevano più grandi i gesti e più buono il cibo, considerando il fatto che quella gente aveva perso tutto. Personalmente mi sono rimaste solo parole di ringraziamento, la gioia dei bambini nel ricevere il cioccolato o giocare e per un istante dimenticare tutto, i sorrisi e il loro amore sono stati i più bei doni della Settimana Santa.”
 
Senz’altro è stata un’esperienza completa, piena di raccoglimento, meditazione, solidarietà, lavoro arduo e soprattutto condivisione. Era noto che l’anello che ci legava tutti, all’interno di questo contesto di dolore era AMARE, AMARE, AMARE ED AMARE, con pazienza, armonia, nei sorrisi ed in ogni tipo di emozione che abbiamo vissuto tra noi e con i fratelli che soffrivano.
 
Ecco il nostro impegno oggi per ricostruire il Cile e vivere qui per un Mondo Unito.

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