“Games4Peace”: Run4Unity 2015 a Yogyakarta, Indonesia

15 Maggio 2015
Qualche notizia da “Games4Peace”, la Run4Unity a Yogyakarta, Indonesia:
 
 
Eravamo più di 80 partecipanti: molti sono gli allogiati di 3 diverse case di accoglienza per i e le ragazze che vivono lontano dalle loro famiglie o in difficoltà, alcuni giovani della parocchia vicina, e del focolare di Yogyakarta. Tutti felici di trascorrere insieme una bellissima domenica mattina piena di sole, giocando, correndo, imparando, costruendo rapporti di amicizia, ma sopratutto testimoniando una fratellanza universale: il nostro piccolo contributo per realizzare la pace che il mondo ha bisogno oggi.

Non era per caso che eravamo metà musulmani e metà cristiani, uomini e donne, di diverse razze, età e provenienze. E non era casuale che un giorno alcuni di noi abbiamo voluto cominciare a costruire ponti, invitando gli amici della parocchia e i nuovi amici di una casa per i ragazzi musulmani, componendo il programma insieme con loro, poi portando amici degli amici e cosi via, e finalmente radunarci in un campo sportivo di un piccolo collegio musulmano alla periferia della città. Avevamo la sensazione che una mano divina infocava i nostri cuori, guidava i nostri passi in un modo molto forte. Ma radunarci per fare che cosa? Per giocare.
 
 
 
 
 
 
Una persona saggia ha detto che giocare, per un bambino, è entrare in un mondo ideale, diverso da quello che di solito sperimenta. Magari in quel mondo uno spera di trovare – anche soltanto per qualche momento – sfogo, felicità, riposo, pace. Ma se si gioca insieme con qualcun’altro, a tutti e due sembra che questa felicità, questa pace diventino più reali, più vere. E chissà quanto un’ottantina di bambini, ragazzi, giovani e adulti potrebbero realizzare, giocando insieme così?
 
Passando le palline ci siamo ricordati i nostri nomi, conoscendoci l’un l’altro almeno un po’ meglio, sciogliendo ogni traccia di timidezza e incertezza. Bilanciando un globo sopra i pezzi di spago ci siamo sfidati a portare il mondo insieme in fretta, ma con pazienza, verso la vera pace. Camminando sopra le pagine dei giornali ci siamo accorti come è importante costruire – fino a diventare noi stessi – ponti per arrivare alla nostra meta. Come si gioca, così si vive.
 
Ogni gioco ha delle regole. Per noi ne ce n’erano 6: play fair, play hard, hang in there, be caring, celebrate, make a difference. Sono consigli stampati sulle faccia di un grande dado arancio, che si potrebbe riassumere in una frase: fare agli altri cio’ che vorresti fosse fatto a te. In una parola: amare.
 
Una gioia incontenibile, contagiosa, era visibile nelle faccie sorridenti, nelle calorose strette di mano che finivano al cuore, chiedendo quando ci si potrebbe incontrare di nuovo. Alla domanda: “Che cosa ti porti via da questo incontro?”, uno dei partecipanti risponde: “Ha aperto la mia mente. Ho imparato come essere grato di cio’ che ho… che bisogna lottare per la felicità, sì, ma è anche una scelta.”
 
La felicità è una scelta. E cosi anche la pace.

 

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