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Carissimi tutti,

Per la terza volta, noi Giovani per un Mondo Unito (GMU) abbiamo organizzato nel caffè “Mio Guru” a Vilnius, capitale della Lituania,  una serata per incontrare i nostri amici e condividere con loro la nostra vita. Questa volta era veramente speciale perché tra gli invitati c’erano giovani, famiglie ed adulti. Il più piccolo aveva sei mesi e il più anziano era un signore norvegese di età avanzata. Ultimamente nel nostro paese c’era un po’ di tensione tra i polacchi ed i lituani. Ma, durante questa serata tutte queste tensioni sono spariti. Ervamo, infatti, di varie nazionalità: russi, lituani e polacchi ed anche di varie denominazioni cristiani: cattolici, ortodossi e riformati. Tra noi c’erano dei giovani di convinzioni diverse. In tutto eravamo 28.

Durante la serata si alternavano dei giochi a squadra e danze. Abbiamo pensato di cambiare la squadra dopo ogni tappa, per dare la possibilità di conoscere tutte le persone del caffè. I giovani erano in continua donazione e le persone si sono sentite particolarmente amati.

Abbiamo preparato questa serata con grande entusiasmo coinvolgendo tutti i giovani possibili e c’era fra noi tanto amore reciproco da far sperimentare che con l’unità si può fare tutto. C’erano tante idee, ma siamo riusciti a metterle in comune e pian piano fiorivano quelle più azzeccate e che piacevano a tutti.

Tutti gli ospiti hanno partecipato attivamente al programma, si sono sentiti liberi e felici.

I Giovani per un Mondo Unito (GMU) di Vilnius

San Vittore.jpgGiovani e panettoni tra i detenuti di San Vittore

Nella folla natalizia che calpesta le strade di Milano, si rincorrono pensieri, riflessioni. Domande. Domande di sempre, dalla ricerca del senso da dare a questi giorni, a quelle più urgenti e crude: da come arrivare alla fine del mese, alla paura di perdere il lavoro.

Se nel Natale della crisi il Comune di Milano ha ripreso dai magazzini le vecchie luminarie, e le ha appiccicate su, anche se di bello hanno ben poco, l’aria che si respira è di sobrietà. Meno sprechi, meno regali inutili. La confidenza è della titolare di un boutique del centro. Natale a Milano profuma di solidarietà, in fondo questa crisi, può diventare una grossa opportunità che chiama condivisione, meno egoismo.

Reciprocità. Ci sono le cifre storiche dell’Opera San Francesco per i poveri: qui i frati cappuccini distribuiscono giornalmente in media 2215 pasti, 233 docce 40 cambi d’abito. Nel 2010 sono stati distribuite 2000 coperte, 1063 lenzuola, 4416 giubbotti, 589 sacchi a pelo, 3335 paia di scarpe. Ora il Fondo Famiglia e lavoro istituito nel 2008 dal Card Tettamanzi al 22 dicembre 2011 ha raccolto 13.713.407,86 euro.

Tantissime sono le iniziative che in questo periodo si sono moltiplicate attraverso le parrocchie, in favore di singoli e famiglie in difficoltà. Sono «le molte energie che tante donne e tanti uomini dedicano alla condivisione del bisogno dell’altro dando vita ad una infinità di segni di speranza». Così le ha chiamate il card. Scola durante lo scambio di auguri natalizi con i giornalisti.

Ma l’iniziativa più commovente è stata senza dubbio quella messa su dai Giovani per un Mondo Unito: portare, in occasione del Natale, un panettone per cella ai detenuti del Carcere Milanese di San Vittore. I giovani hanno lanciato una sfida anzitutto a se stessi, poi al mondo intero: non compreremo nemmeno un panettone, né cercheremo chi faccia una donazione massiccia. «Parleremo di quel mondo oscuro che sta dietro il muro di cinta. Parleremo per le strade, nelle scuole, agli amici ed in famiglia. Parleremo di loro, di quelli che non ci importa se sono buoni o cattivi, colpevoli o innocenti, ma che certo hanno bisogno di un gesto di amore. Sapete, quell’amore di slancio, quell’amore che esagera, che è gratuito. Quei gesti che non sono un soccorso ad una carenza, ma un di più inutile. Spreco? Sì, perché no? Chiamiamolo con il suo nome: spreco».

Si puntava a raccogliere almeno 450 panettoni, uno per cella, da raccogliere tra gli amici e i compagni di classe. Una proposta da lanciare a tu per tu. Si parte: i panettoni diventano presto 500, poi 1000, poi 1400, infine si è perso il conto. In carcere, a ricevere i panettoni, c’erano 1553 uomini e 96 donne. Pare che nessuno sia restato senza.

« Oggi – racconta un giovane – siamo stati a portare i panettoni a san Vittore: più di 1500! Eravamo una bella squadra, chi li scaricava dai furgoni, chi li metteva nei sacchi neri, chi li portava fino al metal detector... ce n’era per tutti insomma. Poi quattro di noi hanno avuto il bellissimo regalo di poter portare i panettoni da distribuire nelle celle. Penso sia impossibile descrivervi l'emozione nel varcare la soglia delle celle, dare il panettone uno ad uno a ogni detenuto e vedere la loro gioia, il loro stupore, la loro gratitudine. Non solo per la prima volta dopo tanto tempo non vedevano solo guardie e compagni di cella... ma li andavamo a trovare portandogli un dono, un dono perché loro potessero passare bene il Natale».

E uno dei cappellani: «E siamo noi, ancora una volta, ad aver ricevuto il dono più bello. Quello di aver visto i volti di questi giovani mentre distribuivano i panettoni. Quello di aver visto gli occhi di chi li riceveva. Quello di poter immaginare le mani di bimbo, anziano o chissà chi, che li hanno donati. E quello infine di potervi raccontare come testimoni questo silenzioso miracolo di luce avvenuto oggi negli inferi di San Vittore».

Silvano Gianti

2011.12.26_Festa con caritas a Nola.jpg

Il 2 dicembre 2011: Una bellissima giornata vissuta insieme dai Giovani per un Mondo Unito (GMU) e Caritas.

Bellissima giornata vissuta a Nola dai giovani per un Modo Unito e la Caritas.jpgUn’impressione presa a caldo da uno di loro: “Oggi c'è stato un prezioso appuntamento per il Centro Vita (centro dei GMU a Somma Vesuviana, Napoli) e una forte prova all'essere GMU! Infatti, il Vescovo ci ha chiesto di assistere e di animare il momento della Messa e del pranzo con le persone indigenti della Caritas! Il mio si a ciò è stato forte e sentito: mettere all’opera ciò che ho imparato sul rapporto tra chi ha e chi non ha. E’ stato un momento bellissimo. Non vi nascondo la mia difficoltà, sia per la paura di non essere all’altezza della cosa e di non riuscire a essere servizio o testimonianza della sua Parola, sia per la preoccupazione della salute di un membro della mia famiglia. Ma il mio si all’attimo presente, pur essendo stato ben ponderato, è stato immediato e sincero.

Dopo questo momento abbiamo ricevuto un regalo grandissimo: Ci siamo ritrovati alla casa di una di noi e lì abbiamo sperimentato fortemente l’essere famiglia, una famiglia vera. E’ stato sorprendente la semplicità del momento”.

Buono-dentro-e-buono-fuori---volantino.jpg“Carissimi giovani!

Oggi siamo stati con alcuni giovani a portare i panettoni a san Vittore (più di 1500)!!!!!

Eravamo una bella squadra, chi scaricava dai furgoni, chi li metteva nei sacchi neri, chi li portava fino al metal detector... ce n'era per tutti insomma!!

Poi quattro di noi hanno avuto il bellissimo regalo di poter portare i panettoni da distribuire nelle celle. Penso sia impossibile descrivervi l'emozione del varcare la soglia delle celle, dare il panettone uno a uno a ogni detenuto e vedere la loro gioia, il loro stupore, la loro gratitudine. Non solo per la prima volta dopo tanto tempo non vedevano solo guardie e compagni di cella... ma li andavamo a trovare portandogli un dono, un dono perchè loro possano passare bene il Natale.

A nome mio, di tutti i giovani che ci hanno lavorato, di don Pietro e di don Alberto, ma soprattutto a nome di ogni detenuto vi ringrazio di cuore per tutto quello che avete fatto!!!

Buon S. Natale a voi e alle vostre famiglie!!!

Chiara”

Trieste_Cena dei mille.jpgI giovani per un mondo unito di Trieste hanno sfruttato le prelibatezze liguri e siciliane per raccogliere fondi da destinare agli alluvionati, ma non solo

L'hanno chiamata “La cena dei mille” non perché fossero in così tanti a tavola, ma perché volevano che fosse un'altra spedizione garibaldina capace di unire l'Italia; e alla fine, ironia della sorte, i Giovani per un mondo unito di Trieste hanno raccolto grazie a questa serata proprio 1000 euro da destinare agli alluvionati della Liguria e del Piemonte. «A dire il vero – racconta Gianluca, uno degli organizzatori – il ricavato era di 964 euro; ma il giorno dopo un conoscente, sapendo che ne mancavano solo 36 a questo traguardo simbolico, si è offerto di metterli lui». La metà sarà devoluta ad un progetto di “adozione a distanza” delle famiglie liguri portato avanti dall'Associazione Igino Giordani, per sostenere nell'immediato chi ha perso tutto; l'altra metà prenderà invece la via della Sicilia, per un'iniziativa lanciata dal Movimento dei focolari. Entrambi sono progetti scelti direttamente dalle vittime di questi disastri naturali, così si è veramente certi di andare incontro alle necessità della gente del posto.

L'idea è nata a fine novembre, dopo il convegno annuale dei giovani italiani dei Focolari. Una trentina di volenterosi triestini, sotto l'attenta direzione di una ligure e di una sicula che studiano in città, si è così messa all'opera per organizzare questa cena di raccolta fondi. Un gruppo si è messo ai fornelli, un altro ha preparato il programma della serata, e un terzo ha pubblicizzato l'evento in città e via Facebook. Per quanto la cosa sia partita sotto i migliori auspici – l'associazione Buone pratiche onlus si è infatti offerta di coprire i costi della serata – gli imprevisti non sono mancati: «Giusto per fare un esempio – prosegue Gianluca – la cena era alle 20, e la sala non sarebbe stata disponibile fino alle 19.30». Ma alla fine sono stati gli ospiti stessi – un centinaio, ben oltre i 60 previsti – a dare una mano con quello che mancava, contribuendo a creare quel senso di partecipazione e condivisione che gli organizzatori si proponevano.

Al di là degli aspetti enogastronomici – tra trofie al pesto, arancini e caponata – il centro della serata sono state le testimonianze: quella di due giovani liguri – che, oltre a portare il pesto fresco, hanno raccontato la loro esperienza personale e quella dei volontari che hanno accompagnato a spalare il fango – e quella giunta in power point dalla Sicilia. Il tutto condito con dei brevi spot lanciati ogni venti minuti, facendo buio in sala, sui temi della solidarietà e dell'attivismo. Non sono mancate nemmeno le musiche tipiche di sottofondo, «ma nulla di “invasivo” – precisa Gianluca – : volevamo che fosse prima di tutto un momento per conoscerci, creare rapporti, per cui abbiamo posto molta attenzione al fatto che non diventasse una festa fine a sé stessa». «La definirei una “testimonianza con gusto” – aggiunge infatti Bettina, una delle partecipanti – nel senso che il cibo è un modo per unire le persone e le culture. E l'esperienza degli “angeli del fango” ha dato decisamente un tocco incisivo alla serata».

E i liguri, a quanto pare, sono stati i primi ad apprezzare: «Da genovese posso dire che mi ha colpito molto la generosità dei triestini» commenta Angela, una delle due giovani in trasferta, sulla pagina Facebook del gruppo. E a suo modo pecca pure di modestia: «Non chiamateci “eroi”...mi sembra esagerato per due turisti in vacanza a Trieste!». Ma anche i triestini sembrano aver colto bene lo spirito della serata: «Al di là della raccolta fondi – osserva Gianluca – ciò che volevamo era regalare una serata “di qualità”, e dalle impressioni ricevute mi sembra che ci siamo riusciti». Tanto che anche un giovane consigliere di circoscrizione, seduto a quei tavoli, ha assicurato la disponibilità come istituzione per future iniziative.

stazione-roma-termini.jpg Una Giovane per un Mondo Unito ci ha mandato questa sua esperienza a Stazione Termini, la stazione ferrioviale centrale di Roma:

"Avevo solo pochi minuti per comprarmi un panino, correre al binario e salire sul treno ormai quasi in partenza.

Si è avvicinato un giovane pallido e sudato. Chiedeva 20 centesimi per completare la cifra necessaria a comprarsi qualcosa da mangiare.

Anche solo il tempo necessario per aprire il borsellino mi sembrava troppo: non potevo rischiare di perdere il treno. E poi ... se non fosse vero?

In un lampo un pensiero: è mio fratello.

"Io sto correndo a comprarmi un panino, posso offrirtene uno?"

Mentre affrettiamo il passo mi racconta la sua triste storia, ha una casa ma ha perso il lavoro e ha fame. Fuori dal MacDonald mi dice: “Magari aspetto qui, forse si vergogna a farsi vedere con me".

“Perché? Vieni, lo faccio volentieri!”

Poi un pacchetto a lui, un pacchetto a me e un rapido saluto.

Ma lui torna indietro: “Posso darle un bacetto per dirle grazie?”

E così che nel via vai della stazione Termini, mi ha salutato un fratello."

Napoli_Arzano e Casoria_Nov 2011 (6).jpgRiuscitissima e molto apprezzata dalle Autorità locali l’iniziativa “Colori…amo la città”

Un gruppo di volenterosi e dinamici  giovani delle parrocchie “S.Antonio Abate” di Casoria, ”Spirito Santo” di Arzano e “Gesù Cristo Lavoratore” di Casavatore, hanno  organizzato, spinti da una forte motivazione civica e dall’amore per il proprio territorio, una significativa manifestazione di pulizia e di abbellimento di una zona dei rispettivi Centri urbani, denominata significativamente “Colori…amo la città”. In particolare, i teenager casoriani, il giorno 30 ottobre, si sono radunati dalle ore 10,00 alle ore 14,00, in piazza Dante (antistante la stazione ferroviaria) per partecipare attivamente all’operazione di abbellimento dell’area pubblica indicata, al fine di renderla più accogliente. “Muniti di scope, palette e rastrelli da giardino” – ha dichiarato uno degli organizzatori  - “intendiamo assumerci in prima persona la responsabilità di curare il bene comune con la stessa premura con cui ci occupiamo delle nostre case. Buona parte dei guai del Sud hanno origine  proprio dalla disaffezione di tutto ciò che appartiene alla collettività”.

Napoli_Arzano e Casoria_Nov 2011 (2).jpgCiò, effettivamente,  lo si può constatare andando in giro per la Città: nonostante sia enorme  lo sforzo di rendere pulita Casoria con la raccolta differenziata,  non mancano gli incivili furbetti di quartiere che continuano a sversare rifiuti  di tutti i tipi nelle zone periferiche.  E’ necessario  che si superi la contrapposizione tra società civile e istituzioni: cittadini e autorità politiche, organismi e istituzioni pubbliche, nella distinzione dei ruoli, fanno parte di una rete, nella quale ciascuno è tenuto a partecipare con il proprio apporto personale al bene comune, al sostegno di tutta la società urbana. La conflittualità fine a se stessa , la rabbia, la protesta sono improduttive se non si trasformano in progetti, in iniziative concrete, in modelli di buone pratiche. I giovani, dunque, che hanno organizzato la manifestazione si sono mossi coerentemente nella direzione di un agire politico impregnato di speranza e non di disfattismo, di ricostruzione di un rapporto positivo con la propria Città e non di disimpegno e di indifferenza. Presenti alla validissima iniziativa il sindaco Enzo Carfora, il vicesindaco Sergio D’Anna e il consigliere comunale Antonio Lanzano, che hanno apprezzato l’ impegno dei ragazzi (appartenenti a “Giovani per un Mondo Unito”, espressione del Movimento dei Focolari) e hanno auspicato che l’operazione da loro progettata e attuata sia l’inizio di un percorso formativo e sociale, volto a risvegliare, nella stagnazione dominante, il senso della vera democrazia, che è partecipazione e passione civile.

Lo scrupoloso lavoro di pulizia delle aiuole e della piazza si è svolto sotto la vigile presenza di alcuni poliziotti municipali, a ulteriore testimonianza del sostegno che le Autorità istituzionali hanno offerto all’iniziativa. Apprezzabile anche la fattiva collaborazione di Casoria Ambiente: l’ing. Antonio Isoldi ha messo a disposizione dei giovani e dei cittadini, che hanno partecipato all’evento sociale, uomini e mezzi: camion, buste, palette… Sono state rimosse, tra l’altro, due fontane in disuso e in stato di fatiscenza. I giovani propongono all’Amministrazione comunale di collocare al loro posto piante o fiori. L’iniziativa, fortemente sostenuta da don Marco Liardo, Decano dell’XI Decanato, ha rappresentato una convinta ed entusiastica risposta dei giovani alle sollecitazioni del Cardinale Crescenzio Sepe, il quale, promuovendo il Giubileo, ha chiamato “tutti alle proprie responsabilità per avviare una rinascita morale e sociale della Città e dell’intera Diocesi”. E’ tempo, dunque, per tutti, ma in particolar modo per coloro che si professano cristiani, di seminare la speranza, di coltivare il bene, di praticare la legalità e le virtù civiche per “essere lievito e fermento” nelle nostre città schiacciate dal torpore dell’indifferenza e soffocate dal male, al fine di migliorare la qualità della vita urbana. Non sono più consentiti i peccati sociali di indifferenza, di delega e di chiusura nel proprio “privato”.

gen-rosso-t4p-01.jpgDai primi workshops con il Gen Rosso allo spettacolo finale del  12 e 13 maggio 2012.

Lunedì 21 novembre 2011: Tra una tournée in Cechia e un’altra in Germania, 16 artisti del complesso musicale internazionale Gen Rosso (di 10 diverse nazionalità) sono approdati in Belgio per il lancio del progetto «Together4peace» insieme a 75 giovani provenienti dai vari angoli del Belgio. Le reazioni dei giovani sono state unanimi: super ! geniale! Poter lavorare con autentici professionisti dello spettacolo che non si danno l’aria di star ! Riuscire a costruire dei rapporti in una sola giornata … Una cosa è certa : i 75 giovani presenti il 4 novembre sono entusiasti del progetto e decisi ad invitare i loro amici.

gen-rosso-t4p-03_0.jpgDa alcuni anni il Gen  Rosso fa il giro del mondo col suo spettacolo «Streetlight» che mette in scena la vita di un giovane Afro-Americano di Chicago deciso ad optare per la non violenza a qualsiasi costo… Una tematica di grande attualità: ma dove attingere la forza per resistere in un clima di tensioni multiculturali, quale appiglio trovare per essere costruttori di ponti e attori del dialogo?

Nel maggio 2012 il Gen Rosso ritornerà in Belgio per vivere alcune intense giornate con i giovani protagonisti del progetto «Together4peace». Saranno occasioni uniche per conoscersi, darsi a fondo, e scoprire i talenti gli uni degli altri. Quando si dice musica, si dice danza, luci, scenario, spettacolo.

Per i circa 120 giovani tra i 14 ai 25 anni, di culture diverse (francofoni, fiamminghi, germanofoni e quelli di Bruxelles con una gran varietà di culture) è una sfida straordinaria poter partecipare alla produzione del musical «Streetlight» davanti a un pubblico di un migliaio di persone nelle serate del 12 e 13 maggio 2012 a Bruxelles, alla sala «Tour et Taxi»!

Testimoniare l’impegno di vivere per la fraternità universale e la pace che si può costruire con mille grandi e piccoli gesti. Per riuscirci i giovani si sono promessi di esercitarsi in questo nuovo «stile di vita» tutti i giorni: nelle loro città, quartieri, scuole, famiglie, forti del loro motto  «Together4peace».

Tale progetto socio-educativo, promosso in co-produzione con il Gen Rosso e in collaborazione con l’associazione tedesca «Starkmacher», ha già dato molti frutti, con le varie realizzazioni, sia in tutta Europa che oltre. In Belgio è la prima volta che il musical «Streetlight» doppiato dal progetto con i giovani, sarà rappresentato. Gli iniziatori del progetto, il Movimento dei Focolari, propongono ai giovani di parteciparvi insieme a due o tre compagni di scuola o del gruppo degli scout o del club sportivo in modo che tutta la scuola o il gruppo del quale fanno parte, divenga automaticamente sostenitori del progetto. 

Prossimi appuntamenti :

Mercoledì 11 e giovedì 12 aprile 2012 (durante la 2a settimana delle vacanze di Pasqua) : un primo incontro con tutti i partecipanti. Due giorni di « team-building » : formare un team per scoprire di più il contenuto e il contesto del progetto.

Sabato 12 e domenica 13 maggio 2012 :  ripetizione generale e due rappresentazioni dello spettacolo in una grande sala di Bruxelles.

Per ulteriori informazioni su T4P : www.together4peace.be

Corea (1).jpgIl 19 novembre 2011, dalle 9 alle 12, c’è stata l’attività dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) di portare il carbone per il riscaldamento nelle case degli anziani che vivono da soli o sono handicappati. Con la difficoltà economica che si sente in tutto il paese, non era facile raccogliere i fondi per comprare questo carbone, però, usando i mezzi della rete sociale, facendo appello a tanti con messaggi sinceri, abbiamo potuto vedere la generosità di molti. E’ arrivata la cifra più che sufficiente rispetto alla nostra previsione. Questa attività è alla sua terza edizione, dopo quella dell’anno scorso che è stata fatta in questo periodo, ma questa volta era ancora più significativa perché abbiamo vissuto insieme la prima tappa verso il Genfest 2012 - ‘Cultura del dare’.

Corea (2).jpgC’erano circa 50 giovani a portare 1.100 formelle di carbone a 11 case. Nonostante il maltempo previsto che poteva far rimandare l’attività, abbiamo creduto che l’amore di Dio ci avrebbe sostenuto. Infatti, quella mattina ha smesso di piovere e siamo potuti andare, dividendoci in vari gruppi, nelle case, dove abbiamo portato il carbone per il riscaldamento passando per strade strette o corridoi dal soffitto basso dove si può passare solo piegando la schiena.

Dopo l’attività abbiamo potuto radunarci in una sala dove ci siamo presentati dicendo spontaneamente le impressioni e si è fatta la presentazione dei Giovani per un Mondo Unito e Genfest 2012.

C’era chi veniva da altre città a tre ore di distanza. Tutti erano grati di questa esperienza edificante che ha allargato il nostro cuore e ha fatto sperimentare la gioia nel dare. Ci sembra che era molto bello vedere comporre un tassello del mosaico del mondo unito.

Una rete televisiva cattolica ha fatto le riprese e anche una facoltà universitaria di mezzi di comunicazione ha effettuato delle riprese con l’impegno di creare un documentario che può cambiare la visione del mondo.

Al termine del programma abbiamo fatto una foto di gruppo e non è mancato un pranzo caldo per tutti preparato dalla comunità locale.

Liguria_Alluvione (2).jpgMartedì 25 ottobre in Liguria e Toscana si abbatte un fortissimo nubifragio. La situazione nella provincia della Spezia è da subito drammatica, i fiumi esondano, le colline franano e si iniziano a contare morti e dispersi.

Tanti ragazzi da ogni parte d’Italia hanno il desiderio di correre ad aiutare, ma la protezione civile e i comuni chiedono solo volontari della protezione civile stessa.

Il giorno dei Santi, però, qualcuno ci prova e una macchina con 3 ragazzi a bordo parte. Ci si rende conto che la situazione è difficile, servono tante braccia e le porte non sono chiuse come si sente in televisione o sui giornali.

Qualche giorno per raccogliere fondi, qualche giorno per organizzarsi e domenica 13 novembre alcune macchine da Genova, Cuneo e Torino partono verso la città di Borghetto Vara, duramente colpita dal maltempo.

La voglia di fare è fortissima e appena ci si accorge che si è in troppi nello stesso posto e si rischia di rimanere con le mani in mano, si cercano altre cantine da svuotare, altre case da pulire; così, dopo un pranzo insieme, qualcuno prende la macchina per raggiungere la vicina Brugnato, anch’essa colpita duramente.

Anche qui il lavoro non manca per nessuno e il pomeriggio passa in fretta, la luce del sole se ne va e ci si ritrova tutti alla Messa, per ripartire poi ognuno per le proprie case.

Passa un’altra settimana, durante la quale i telefoni dei liguri continuano a squillare: è tutta l’Italia a volersi muovere per passare una domenica al servizio di queste città, di queste famiglie che purtroppo non sono più le stesse, ma hanno voglia di tornare alla normalità.

E così, dal vicino levante ligure, da Genova, da Firenze, da alto e basso Piemonte, da Milano e da Reggio Emilia arrivano macchine piene di ragazzi, muniti di stivali, pale, guanti, olio di gomito, tanti sorrisi e voglia di voler bene con i muscoli…siamo circa 150!!

Sono tanti per questi paesini che stanno iniziando a vedere le macchine e i furgoni della protezione civile andare via, ad un mese dall’alluvione.

A Borghetto ci sono alcuni problemi logistici: bisogna registrarsi alla croce verde, esibire documenti, ma il lavoro non manca per nessuno. A Brugnato invece le porte e i cuori delle famiglie si aprono senza troppa burocrazia.

Ci sono delle ragazze a casa di una giovane mamma, la quale vive in un piccolo appartamento che non si decide a tornare pulito come si deve; c’è un gruppetto di ragazzi che aiutano a ripulire la stalla di un macellaio e non si separano da pale, secchi e carriole per tutto il giorno; altre ragazze aiutano la proprietaria di un negozio di scarpe a ripulire il più possibile per poter riaprire finalmente il negozio; altri gruppetti vanno a ripulire dei grossi vasi di un negozio di piante, altri a impilare legna di alberi che il fiume ha portato vicino alle case e che le famiglie hanno recuperato per scaldarsi durante il vicino inverno; altri ancora, anche giovanissimi, entrano nelle famiglie per far tornare bianche le pareti interne delle case.

Il primo appuntamento per ritrovarsi è all’ora di pranzo, ma, senza perder troppo tempo, si ritorna a stomaco pieno ai posti di manovra.

Qualche risultato lo si riesce anche a vedere ed è una soddisfazione, ma ciò che più gratifica è la vera commozione delle persone che sentono un’aria più leggera, si sentono amate concretamente… e alcune ci ringraziano pure con una bella merenda!

Il sole, anche in quella bellissima domenica, sta scendendo; rimane però accesa la luce nel cuore di ciascuno, sia tra i ragazzi che sentono di aver contribuito alla gioia di persone che stanno passando un momento particolarmente difficile della loro vita, sia quella luce di speranza che non si spegne per chi ha visto la sua casa piena di fango ieri e piena d’amore oggi.

I GMU della Liguria

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