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Nell’ultimo giorno del 2012 il nostro pensiero e impegno è accanto alle persone che più soffrono per guerre o calamità naturali.

Dalla Siria (Aleppo): «…Continua a mancare il gasolio o lo si trova a prezzi esorbitanti, così come le bombole di gas (5.500 LS contro le 400 del mese di marzo), l’elettricità è tagliata per giorni e giorni e questo, fra il resto, fa sì che la città dopo il tramonto piombi in un buio minaccioso. Il pane scarseggia e lo possiamo acquistare – dopo ore di coda ai forni – pagandolo 250 LS al pacchetto (a marzo il prezzo era di 20 LS). L’esercito sta cercando di fornirlo, ma non basta per il fabbisogno della gente. Le scuole non destinate ad accogliere i rifugiati continuano le lezioni, ma la mancanza di elettricità rende difficile e molto faticoso lo studio (anche le candele ormai scarseggiano). Alcuni di noi cominciano ad ammalarsi per il freddo senza poter sempre contare sulle medicine (circa il 70% delle industrie farmaceutiche sono concentrate nella periferia della città e procurarle da altre parti del Paese è molto difficile a causa dei blocchi sulle strade). Negli ospedali si teme di non poter continuare a prestare i servizi dovuti e comincia a venir meno l’ossigeno. Anche le comunicazioni telefoniche sono spesso interrotte. Nonostante ciò, la gente sta dando prova di grande solidarietà. Continuiamo – con la comunità dei Focolari ed altri –  a portare avanti le azioni di sostegno; la piccola scuola per sordomuti ha ripreso il lavoro in un quartiere più sicuro, in locali messi a disposizione dai Padri Francescani. Le famiglie da noi visitate una ad una, prima di accettare un aiuto ci chiedevano: “Ma non c’è una famiglia che ne ha più bisogno di noi?”. Rim, che ha un bambino di due anni, era molto preoccupata perché col freddo incipiente il rischio di malattia si aggrava. Quando ha ricevuto l’aiuto, si è commossa! Era esattamente il corrispondente della cifra che col marito avevano offerto poche settimane prima ad un collega che ne aveva estremo bisogno. L’avevano risparmiata con fatica ma si erano detti, nel dargliela: “Dio penserà a noi!”».

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Tantissimi saluti dal Portogallo!
 
Dopo l’esperienza di quest’ultimo anno con tante attività e poi il Genfest, tutti noi sentivamo forte il desiderio di avere un progetto da realizzare con i Giovani per un Mondo Unito (GMU) qui nella nostra terra.
Nel fine settimana 17 e 18 di novembre ci siamo tovati alla Mariapoli ArcoIris, cittadella del Portogallo ed abbamo cominciato a sviluppare tale obiettivo.
Il nostro progetto è naturalmente quello che abbiamo lanciato tutti insieme nel Genfest (United World Project), ma come metterlo in pratica? Guardandoci intorno sentivamo di non voler restare indifferenti al contesto politico economico e sociale della società portoghese e alla attuale realtà giovanile. Abbiamo allora fissato la nostra meta: CITTADINI PER LA FRATERNITA’, come risposta ai problemi della nostra società ma avendo come base il nostro ideale del Mondo Unito.
Siamo arrivati a questo incontro tutti pieni di idee e aspettative, invece, nella comunione tra tutti, si è reso necessario il grande passo di perdere ciascuno il suo particolare e così è nato un obiettivo nel quale tutti ci sentivamo contenti e realizzati, ma anche pieni di stupore per questa nuova luce che è venuta fuori dall’unità fra di noi.
Contate su di noi per andare avanti.
 
Elimar, Antonio

Un'azione organizzata dai giovani per un mondo unito (GMU) di Caserta insieme all'associazione Focus Focolari Coordinamento Caserta per la promozione e la raccolta firme a sostegno del progetto United World Project.

Sindaco firma.jpgQuesta iniziativa si è inserita nell'ambito della XVIII Marcia della Pace svoltasi a Caserta domenica 9 dicembre 2012.

Giovane firma.jpgIl giovedì 13 Dicembre, c'è stata un'altra raccolta organizzata dai GMU di Casoria.

 

Altre foto

 

 

Il materiale per la raccolta firma è a disposizione a www.unitedworldproject.it.

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Il ministero delle Risorse Umane della Repubblica ungherese riconosce con un attestato di merito il lavoro svolto dai giovani ungheresi per la realizzazione del Genfest a Budapest.

Non capita tutti i giorni di varcare la soglia di un ministero per ricevere un riconoscimento ufficiale. È successo ai Giovani per un Mondo Unito (GMU) dell’Ungheria, che per un anno e più hanno lavorato sodo nel loro Paese, per la realizzazione del Genfest, il grande evento che ha radunato nella capitale ungherese 12.000 giovani da tutto il pianeta, dal 31 agosto al 2 settembre 2012. Tra questi, 2000 erano ungheresi. Rita e Agoston, tra i protagonisti, ci raccontano del premio ricevuto alla fine del mese di novembre.

Perché questo premio? «All’inizio di ottobre il Ministero delle Risorse Umane ungherese ci ha inviato un messaggio comunicandoci che, come riconoscimento della nostra professionalità, dimostrata al Genfest, veniva assegnato ai Giovani per un mondo unito dei Focolari un attestato di merito. Siamo rimasti sorpresi e contenti di questa notizia che si è rapidamente diffusa tra i giovani del Movimento. Il ministro, accettando la nostra candidatura, premiava la sezione giovanile del Movimento dei Focolari invitandoci alla premiazione, che si è svolta il 20 novembre in occasione della Giornata universale dei diritti dell’ infanzia».

La nomina dei GMU è stata proposta da una persona del Ministero che, insieme al sottosegretario di Stato per la famiglia e i giovani, Miklós Soltész, era presente all’apertura del Genfest. «Entrambi – continuano Rita e Agoston – erano stati impressionati dal dinamismo, l’entusiasmo e l’esperienza di fratellanza vissuta insieme ai giovani».

Così il 20 novembre, una delegazione formata da 5 giovani, in rappresentanza dei Focolari e dei Giovani per un mondo unito, sono andati al Ministero: «I premi – quattordici in totale – sono stati assegnati ad organizzazioni e a persone che hanno svolto un lavoro speciale per i bambini e per i giovani. Miklós Soltész, nel suo discorso, ha sottolineato inoltre che i premiati sono “modelli” che, con i loro lavori, poesie, scritti hanno formato ed educato i bambini e, attraverso di loro, hanno reso un servizio anche ai genitori, fornendo sostegno e aiuto nei momenti critici».

Secondo la motivazione ufficiale, la sezione giovanile del Movimento dei Focolari ha ricevuto l’attestato di merito per aver condotto un evento, quale il Genfest, collettivamente, con efficienza, professionalità ed in modo efficace ed esemplare nel settore della gioventù. Per i GMU, una piacevole sorpresa: «Ci ha fatto molto piacere la parola “collettivamente”, perché dimostra che è stata compresa la nostra intenzione di costruire la fraternità universale, vivendo la spiritualità dell’unità».

Prospettive aperte per i giovani ungheresi, nel post Genfest, con lo United World Project: «Dopo la cerimonia il sottosegretario di Stato ha ribadito quanto, per lui, sia stata importante l’esperienza fatta in quell’incontro internazionale. Ha espresso anche la speranza di collaborare con noi in futuro per il bene dei giovani. Come omaggio, gli abbiamo consegnato un numero della Città Nuova (Új Város) che riportava articoli sul Genfest».

«Ora – concludono Rita e Agoston – insieme ai tanti giovani che ci hanno accompagnato in questi anni nelle iniziative intraprese, continuiamo la nostra strada nella costruzione di un mondo più unito “insieme”, come evidenziava la motivazione ufficiale della premiazione».

Rita e Ágoston

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“Ciao a tutti!
“Let’s bridge” va avanti!
Ad un raduno di tutti noi giovani dopo il Genfest veniva fuori il desiderio di fare un’azione concreta per continuare a costruire ponti.
Sapevamo di una casa per i rifugiati ad Augsburg dove c’era bisogno di un programma pomeridiano per i bambini. Così ci troviamo ogni seconda domenica del mese e dopo un piccolo pensiero, che ci ricorda il perché del nostro agire, ed il pranzo preso insieme, andiamo lì per passare il pomeriggio con ca. 30/40 bambini.
Ci accorgiamo delle diversità di cultura, ma l’amore va oltre e ci fa diventare creativi per esempio nel
cercare le canzoni che vanno bene sia per i cristiani, sia per i musulmani o dei giochi che vanno bene sia per i grandi sia per i piccoli. A fine programma siamo morti ---- perché hanno tanta energia e si deve sempre stare dietro a loro --- ma felici. Non parliamo del nostro ideale di fraternità universale o di cose spirituali, ma costatiamo come il nostro modo di essere, di fare le cose, parla. Si vede infatti dall’attesa gioiosa dei bambini per il nostro ritorno fra loro; con che slancio cantano una canzone che li abbiamo insegnato; nel rapporto costruito con loro.
Il nostro progetto ha appena cominciato, ma già si vede questi piccoli frutti che ci spronano di andare avanti per contribuire ad un mondo sempre più fraterno.
Contate sulla nostra vita per l’unità
 
Claudia, Ludger, Ideale con i GMU di Ottmaring, Augsburg”

Luca Pani 1.jpgIn Sardegna un gruppo di giovani per un mondo unito si organizza per portare il Vangelo all’interno di un carcere. Un “frammento di mondo unito” in costruzione. 

Con alcuni Giovani per un Mondo Unito abbiamo iniziato un’esperienza speciale nelle carceri di Buoncammino, a Cagliari (Italia). C’è stata data la possibilità di fare un’ora di catechesi con i detenuti. Ci siamo suddivisi, chi al braccio sinistro, chi nel carcere femminile, chi come me nell’alta sicurezza. Era un’occasione per dedicare del tempo a queste persone, “altri Gesù”, che per la loro condizione non ti passano accanto e che in situazioni normali non incontreresti.

Entrare in carcere è entrare in una società completamente differente, un piccolo mondo in miniatura, con i suoi ritmi, problemi, abitudini. Un detenuto inizia a perdere il contatto diretto con il mondo all’esterno; molte volte i rapporti con amici e familiari si annebbiano e taluni sprofondano in solitudine, mentre all’interno di questo mondo, ci si trova circondati da persone con vite affini… si formano così nuove amicizie, nuovi rapporti; tanto che, se la pena è a lungo termine, la vita non è più all’esterno ma dietro quelle sbarre.

Quando si ascolta a fondo un detenuto, si aprono storie, problemi, vite non tue, e si capisce quanto sia importante la libertà e quanto difficile sia viverla bene in questo mondo.

Dentro ho incontrato persone normali, simpatiche, forse anche furbe… ma a ripensarci ci si accorge che le persone così le trovi anche fuori da un carcere. Ti chiedono, “perché sei venuto in carcere? Chi te lo fa fare? Perché non te ne stai in giro ed esci con gli amici? Fai altre cose sicuramente più belle?”. La risposta è stata semplice: ho spiegato che se fossi un detenuto mi farebbe piacere che qualcuno venisse a trovarmi, anche solo per spezzare la routine settimanale.

Scopro così che l’amore gratuito e disinteressato non è scontato, anzi è praticamente inesistente per alcuni di loro: ad un gesto di amore o di cortesia deve perlomeno seguire il rispetto se non la gratitudine.

Rientrato dal Genfest che si è svolto a Budapest, portavo in mente un pensiero ascoltato in quei giorni: “Se non lo cambi tu il mondo chi lo farà al posto tuo?”. Ritrovarci con i detenuti, dopo quella straordinaria esperienza di fratellanza universale, mi ha meravigliato un po’. È calato il silenzio mentre con i miei amici raccontavamo le nostre varie vicissitudini: dal viaggio in pullman, al cibo, alle esperienze vissute; loro ascoltavano e intervenivano interessati. Così tentati dal voler dare tutto di questa esperienza, parliamo del World United Project e chiediamo loro: “Secondo voi un mondo unito dove l’amore disinteressato per il fratello, che sorpassa le religioni, le culture, è possibile?”. Si è acceso un dibattito abbastanza movimentato.

I frutti non sappiamo se ci sono già stati o se ci saranno; non sappiamo se un ragazzo tra loro ha deciso di collaborare con la giustizia dopo averci conosciuto e nemmeno come finirà. Questa esperienza ha portato qualche frutto già nel mio animo e ha rispolverato le mie convinzioni di essere giovane per un mondo unito. È un frammento di mondo unito che si fa realtà.

(Luca Pani, Cagliari – Italia)

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Carissimi,
vi scriviamo a proposito di un’occasione veramente unica che le Nazioni Unite offrono a tutti noi.
Come molti di noi sapranno, i primi 15 anni di questo secolo stanno vedendo l’attuazione di alcuni “Obiettivi di sviluppo del millennio” (Millennium Development Goals), che hanno consentito di intervenire con efficacia contro alcune piaghe del pianeta, come l’analfabetismo, la mortalità infantile, la malaria, l’AIDS ed altre.
Avvicinandosi il termine prefissato, l’ONU sta ora lavorando agli obiettivi del Post-2015. A questo scopo si è svolta, nel giugno scorso, una conferenza a Rio de Janeiro, la Rio+20, nella quale sono state stabilite le tracce fondamentali da seguire. Sono stati individuati 10 temi globali, entro i quali l’Assemblea Generale dell’ONU programmata nel settembre 2013 preciserà le linee d’azione post-2015. Su questi 10 temi (ecco la novità a cui mi riferivo all’inizio) è stata aperta una consultazione mondiale, a cui chiunque può partecipare. Essa si svolgerà in due fasi: la prima, che si chiude il 31 dicembre di quest’anno, prevede che i singoli o i gruppi interessati ad intervenire scrivano una loro proposta su uno dei nove temi individuati, che sono i seguenti:
1. disuguaglianze
2. salute
3. istruzione
4. crescita ed occupazione
5. dinamiche della popolazione
6. amministrazione
7. conflitti e fragilità
8. sostenibilità ambientale
9. sicurezza alimentare e nutrizione
10. acqua
 
Tra gennaio e febbraio, dieci commissioni internazionali prepareranno delle bozze, che saranno poi nuovamente sottoposte a consultazione pubblica per essere poi presentate all’Assemblea Generale dell’ONU di settembre.
Abbiamo, dunque, la possibilità di esprimerci su come vogliamo il mondo dei prossimi decenni! Gli interventi possono essere inviati attraverso il sito www.worldwewant2015.org.
Il tempo per intervenire in questa prima fase è breve (20 giorni!), ma l’occasione ci sembra comunque molto ghiotta.
Su Youtube c’è un video che presenta l’iniziativa:
Se qualcuno volesse inviare un contributo siamo disponibili a provvedere ad inoltrarlo, eventualmente traducendolo in inglese.
A presto!
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Tutti protagonisti appassionati della fraternità

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Lo spettacolo "Il Mondo Nella Mia Città"

Dopo il Genfest - Let's bridge, appena tornati da Budapest forte era il desiderio di fare qualcosa, subito. Così, dall'oggi al domani, ecco il progetto: un concerto, tanta, tantissima musica e poche parole, quelle giuste. 

Poco tempo per le prove, per trovare la sala, per recuperare tutto il materiale necessario, per diffondere la notizia eppure il 17 novembre scorso eccoci, tutti schierati ai nostri posti. Un'ora e mezza di concerto: Coldplay, U2, Zucchero, Elisa, Scorpions ma anche qualche pezzo scritto da noi; il testo "Una città non basta" di Chiara Lubich a fare da sfondo al nostro viaggio. Un'obiettivo: aiutare delle famiglie in difficoltà economiche. Realizzato forse non nelle dimensioni che speravamo ma pur sempre raggiunto!

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Possiamo dire che siamo impegnati su mille mila fronti: dopo il Genfest siamo tutti tornati "carichissimi", sono fioccate le proposte e i progetti ... perché arginarli? Fatta una prima rapida selezione ed accorpato quello che poteva essere accorpato ora ci stiamo organizzando per riuscire a fare tutto: dalla pallavolo fluo 3, ad un'attività insieme ai Ragazzi per l’unità....

Intanto proseguono gli incontri della Parola di Vita, ormai siamo un gruppo stabile di ... 21 persone!!! Alcuni di loro sono ci conoscevano da un po’, altri invece da poco. André, che fino a 2 settimane fa studiava a Torino, ora tornato in Brasile prosegue gli incontri con noi via Skype! ... Ieri abbiamo cenato assieme e poi ci siamo raccontati un po' com'è andato questo mese e tra una chiacchiera e l'altra è nata l'idea di vivere assieme il Natale con una veglia il 24!

 Testimonianza di Andrea - 21 anni e frequenta il 3° anno di medicina - in occasione dell’evento “Chiara Lubich e le nuove generazioni” svoltosi a Castelgandolfo l'11 marzo 2012

2012_11_29.jpg«Ho conosciuto i Focolari grazie ai Giovani per un Mondo Unito che erano nella mia classe al liceo. Mi piaceva il Movimento e avevo un forte desiderio di amare concretamente, ma avevo paura di non potermi avvicinare all’Ideale dell’unità, poiché ero lontano dalla religione.

Non amo essere chiamato ateo, poiché oggigiorno l’ateismo viene letto come posizione in feroce contrapposizione alla Chiesa e alle religioni. Io, invece, cerco di mettere il rispetto davanti ad ogni persona e cosa: per questo preferisco essere chiamato “non credente”.

Vivere ogni attimo amando è ciò che mi fa sentire un vero gen, brillare più che posso, affinché qualcuno sia colpito dalla mia luce.

Vivere in mezzo a tanta gente che è sempre pronta ad amare mi ha fatto capire che non bisogna essere degli eroi per salvare vite. Se si ama nell’attimo presente dovunque, le persone cambiano. Un piccolo gesto di gentilezza può far venire il sorriso e può innescare una serie di eventi positivi a catena – crea una porzione di mondo unito.

Un giorno, mentre ero in gita in montagna, un signore decise di unirsi alla nostra comitiva poiché soffriva di vertigini e aveva paura di scendere con la seggiovia, nonostante i suoi scarponi si fossero rotti. Decisi di fare cambio di scarpe, proseguendo io con un piede scalzo e uno con uno scarpone rotto… Se un’azione è spinta dall’amore disinteressato e vissuta con quotidianità, a noi forse non cambierà la giornata, ma a molti altri sì.

La mia scelta di vivere da gen, da giovane che segue questo Ideale non è poi così semplice: ogni giorno vivo cercando di fare la cosa giusta. Spesso mi trovo in difficoltà nel rendere mie idee e concetti con fondamento religioso che non condivido pienamente o non riesco a capire, oppure semplicemente mi è difficile amare concretamente nell’attimo presente.

A tutte le persone che hanno dubbi di fede o pensano che essere non credenti voglia dire essere bollati per la vita, vorrei dire che non è poi così. Soprattutto qui, in quest’ambiente, mi sono sempre sentito accolto come in una famiglia, al massimo… si rischia di parlare sopra un palco come ora sto facendo io.

A.O. - Roma, Italia

Scampia 1.jpgI giovani dei Focolari si rimboccano le maniche in uno dei quartieri più difficili di Napoli per riparare una baracca fatiscente, ripulire un parco, creare momenti ricreativi per i bambini

“Let's Bridge... now!” è il titolo scelto per l’iniziativa dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) del Movimento dei Focolari, che sabato 3 novembre ha animato le strade di Scampia, con il concorso dell’Opera “Don Guanella” ed il sostegno dell’VIII Municipalità del Comune di Napoli.

Non solo un semplice titolo, ma un vero e proprio impegno che si è concretizzato in un quartiere della periferia nord della città di Napoli, in cui criminalità e degrado regnano sovrane. Sono arrivati da tutta la Campania in circa 180. Ospitati nell'oratorio della parrocchia di santa Maria della Provvidenza da don Lillo De Rosa, nella mattinata hanno voluto riportare un pezzo di Genfest, l’evento che ha raccolto più di 12.500 giovani provenienti da tutto il mondo, a Budapest dal 31 agosto al 2 settembre.

Canti e danze hanno coinvolto tutti i presenti, che hanno avuto la possibilità, per chi ha sperimentato l’avventura del Genfest, di riviverla, e per tanti altri, invece, di toccare con mano un mondo dove è possibile che giovani di religioni e culture diverse e credenze non religiose possano lavorare insieme per la fraternità. In che modo? Attraverso le parole di Nancy, di Casoria, partita per pura curiosità, compiendo un vero e proprio salto nel buio, e ritornata invece con una forte carica, insieme a tanti che erano con lei in quei giorni, anche i più scettici, con la voglia di coinvoglere tanti altri per trasmettere quel “miracolo avvenuto in lei”.

O ancora quelle di Ciro, di Arzano, che ha trascorso un anno duro e faticoso, lontano dalla realtà del Movimento dei Focolari, dall’Eucarestia e dagli amici. In occasione dell’intensa rivalità che ha respirato partecipando ad un concorso molto ambito, ha sperimentato lo spirito dell’aiutarsi a vicenda nel ripetere insieme ad altri le diverse materie. Si è così ripromesso di “ricominciare”, iniziando proprio dal seguire tutto il genfest in diretta, via internet.

Anche Marco (di Ischia), e soprattutto Mariano di Monte di Procida e Gianluigi di Avellino si sono impegnati a “costruire ponti” nella quotidianità ed in particolare nelle difficoltà.

La stessa sfida è stata lanciata ai giovani, i quali sono stati invitati a mettere in pratica la cosiddetta Regola d’oro, del “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, e ad apporre una simbolica firma per appoggiare lo United World Project, la proposta, frutto del Genfest, di un patto mondiale di fraternità in vista della creazione di un osservatorio specifico presso l'Onu.

Immediata la possibilità di concretizzare l’impegno preso: nel pomeriggio si sono divisi nelle varie attività, ognuna contrassegnata da un colore, sul territorio di Scampia: dall’aiutare a riparare il tetto di una baracca nel campo rom a due passi dall’Asl Napoli 1 e dal quartiere al coinvolgere con giochi i bimbi dell’istituto della Comunità dei Gesuiti, secondo le regole di “Sports4Peace”, una cultura dello sport che contribuisce alla pace e alla fraternità universale. Un gruppo si è impegnato nel colorare la città ripulendo il cosiddetto “campo”, dove i bambini del parco dei Fiori giocano a calcio creando da sé le porte con tavole di cemento abbandonate sul posto.

Un altro si è dedicato all’animazione del vicinato con giochi, musica e canti. Nonostante in alcune situazioni i ragazzi abbiano dovuto fronteggiare situazioni difficili - con bambini e adulti scettici e restii - sono ugualmente riusciti ovunque ad attirare l’attenzione non solo di quanti erano affacciati alle finestre delle proprie case, ma soprattutto a coinvolgere concretamente i bambini dei vari quartieri.

Si potrebbe dire che sono stati proprio loro “i veri protagonisti”, che si sono rimboccati da subito le maniche nel rendere più accogliente e meno pericoloso un luogo da loro quotidianamente frequentato, tanto da pensare a dei progetti per rendere partecipi anche i propri papà. Gli stessi genitori si sentivano coinvolti, tanto da far calare dai balconi bottiglie d’acqua e bicchieri, per tutti quei giovani che stavano dedicando il pomeriggio ai loro figli.

Ritornati all’oratorio, con al seguito alcuni bambini che non riuscivano a staccarsi dai ragazzi e che avevano ancora voglia di giocare e stare con loro, sono state lanciate iniziative future per costruire “nuovi ponti”, ognuno nella propria città.

“Avete un cuore grande! Spero di passare con voi altre giornate come questa, piene di cielo, di luce e di pace”, dalle parole conclusive di don Lillo si può facilmente intuire quanto sia necessario impegnarsi concretamente per non far sì che quanto vissuto resti fine a se stesso, di essere sempre più presenti soprattutto in quei territori dove basta portare una ventata di solidarietà, non per “curiosare”, ma per far assaporare e tastare la realizzazione di quel mondo più unito che hanno sperimentato.

Roberta Formisano

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