La pace è possibile ovunque

16 Ottobre 2017

Si è concluso da pochi giorni il Young World Peace Forum (YWPF) 2017, che si è svolto a Madaba, città a circa 45 km da Amman, capitale della Giordania.

Al Forum, organizzato dalla Caritas Giordana, Living Peace e Non Dalla Guerra, dal titolo profetico “Now is the time”, hanno partecipato dal 17 al 22 settembre un centinaio di giovani di 25 Paesi, che sono stati protagonisti di un’incredibile esperienza che ha cambiato i loro cuori per sempre.

Pace, non solo una parola astratta, ma anche un modo concreto di vivere. È questo infatti quello che hanno potuto sperimentare i giovani partecipanti, che nei 5 giorni del Forum hanno avuto l’occasione di lavorare attivamente, in collaborazione con la Caritas locale, con e per alcuni rifugiati di Syria e dall’Irak, che attualmente vivono a Hanina.

Qui infatti, da due anni vivono in alcuni conteiner 125 famiglie, scappate dalle guerre delle loro terre.

I giovani partecipanti al YWPF hanno avuto, attraverso la quotidianità del vivere fianco a fianco nei loro caravan, la possibilità di entrare nella loro vita, nelle loro storie più profonde, vivendo fianco a fianco nei loro caravan. Come quella di Ramon Abosh, di 22 anni, che presto lascerà la Giordania per trasferirsi con la famiglia in Australia, dove troverà ad attenderlo uno zio.

A rappresentare i Giovani per un Mondo unito c’erano venti giovani da tutto il mondo, che hanno cercato di vivere questa esperienza tenendo fede a ciò che li ispira, l’unità, con un’attenzione particolare a costruire rapporti e cercare sempre il bene dell’altro.

Per esempio, durante un’attività di ristrutturazione della casa di una famiglia di rifugiati, una di loro ha notato che tutti i ragazzi dipingevano i muri, ma nessuno parlava con la padrona di casa. Così è andata per prima, parlando a gesti perché non conosceva l’arabo e dopo, tutti gli altri l’hanno seguita.

Oltre all’esperienza concreta con i rifugiati, per i giovani partecipanti c’è anche stata quella della conoscenza reciproca tra loro. Essere in 94 voleva dire anche avere 94 idee e esperienze diverse sulla pace. Ma proprio dalla condivisione di queste diverse idee è stato possibile far nascere una nuova idea di pace: la pace dipende da me.

Quella in Giordania è stata un’esperienza che non ha che potuto lasciare un segno indelebile nel cuore di chi ha partecipato, che come tante volte accade, è arrivato con l’idea di dare qualcosa ed è ripartito molto più ricco di prima.

Prima di tornare nei loro paesi, i Giovani per un Mondo unito hanno voluto scrivere a caldo la loro impressione a Maria Emmaus Voce, presidente del Movimento dei Focolari. Tra le altre cose, hanno sottolineato come

toccare con mano quello che vediamo ogni giorno al telegiornale, ci rende più coscienti che la guerra non si fa con i numeri, ma con le persone. Le notizie di questi paesi e questi popoli da ora in poi le sentiremo più nostre perché abbiamo ascoltato le loro storie, preso il thé insieme e giocato con i loro figli. Tornando a casa non vogliamo solo ascoltare le notizie di guerra, ma scrivere notizie di pace con le nostre azioni.

Si, ora è il momento! È il momento per fare qualcosa di concreto, è il momento per pregare, è il momento per donarsi totalmente all’altro, l’altro completamente diverso da te eppure così simile.
Qui siamo 100 giovani da tutto il mondo collegati a varie associazioni, tra cui la Caritas, gli Scout, Non dalla guerra, Amnesty International, Living Peace International e altre.

La pace è una meta lontana, ma non dobbiamo pensare che ciò che facciamo non basta, perché se io non facessi quel poco, nessuno lo farebbe al posto mio. Unendo i nostri “poco” faremo di questo mondo il posto che tutti sogniamo.

Al termine di questi giorni, che sono letteralmente volati, i giovani si sono già dati appuntamento per il prossimo Youth World Peace Forum che si terrà nel 2018 a Manila all’interno del Genfest “Beyond all borders”.

Adesso è il tempo di fare qualcosa: non basta più parlare, di ascoltare, vedere le notizie alla televisione: adesso è il tempo di essere protagonisti in prima persona. Perché, se è stato possibile costruirla in Giordania tra giovani di lingue, religioni, culture differenti, la pace è possibile ovunque.

Daniela Baudino

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